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Il decreto Agosto: una boccata di respiro per le PMI Italiane

Tra i numerosi interventi emergenziali che hanno contrassegnato gli ultimi mesi, quelli di carattere finanziario hanno giocato la parte del leone.

Le moratorie, in particolare, sono state il primo tipo di supporto presentato dal governo alle piccole e medie imprese italiane. Va, infatti, ricordato che l’articolo 56 del decreto cura Italia (Dl 18/2020) ha introdotto al secondo comma tre diverse tipologie di moratoria, che si potevano richiedere dalla data di entrata in vigore del Dl stesso.

Le tre tipologie

La lettera a) prevede che per le aperture di credito a revoca e per i prestiti accordati a fronte di anticipi esistenti alla data del 29 febbraio la banca non possa revocare gli importi accordati sino al 30 settembre.

La lettera b) riguarda i prestiti non rateali con scadenza contrattuale entro il 30 settembre, di cui si prevede la proroga al 30 settembre.

La lettera c) riguarda invece i prestiti rateali, i mutui e i leasing, e prevede che il pagamento delle rate e dei canoni sia sospeso sino al 30 settembre, andando a posizionare queste ultime in coda alle scadenze originarie e determinando un allungamento del contratto di pari durata.

I requisiti necessari

Tutte le moratorie in oggetto sono disponibili solo ad imprese che autocertifichino una temporanea carenza di liquidità quale conseguenza diretta della diffusione della pandemia Covid-19, e purchè le imprese medesime non siano classificate come imprese deteriorate ai sensi della disciplina applicabile agli intermediari creditizi.

Il decreto Agosto interviene in modo semplice ed efficace, prorogando dal 30 settembre al 31 gennaio l’efficacia della moratoria ex articolo 56, e consentendone inoltre un ricorso “tardivo” alle imprese che non vi abbiano ancora provveduto, purché entro il 31 dicembre. La proroga in oggetto è automatica, e dunque senza impatto deliberativo sostanziale per le banche.

Nessuna proroga ulteriore per i versamenti tributari di imprese e professionisti relativi al periodo d’imposta 2019. Il decreto Agosto prevede, infatti, solo un differimento per il secondo acconto di novembre (scadenza del 30 novembre 2020) al 30 aprile 2021, destinato unicamente ai contribuenti Isa che hanno registrato una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi di almeno il 33%, su un intero semestre (2020 su 2019).

La norma sul differimento del secondo acconto si applica a tutti i soggetti per i quali sono stati approvati e sono in vigore gli Isa (la norma non lo specifica esattamente ma si intendono gli Isa approvati per il periodo d’imposta 2019) a prescindere dal fatto che tale metodologia statistica venga concretamente applicata.

Affinché il differimento del secondo acconto al 30 aprile sia concretamente applicabile è necessario che venga registrata una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi di almeno il 33% nel primo semestre dell’anno 2020 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il dato che rileva, quindi, è quello Iva, con tutte le criticità che a tutt’oggi non sono state risolte (in primis se nel computo del fatturato si debba o meno tenere conto delle operazioni fuori campo Iva indicate in fattura).

La norma in questione si affianca a quella introdotta con l’articolo 20 del Dl 23/2020, secondo il quale non sono dovuti interessi e sanzioni, nel caso in cui gli acconti Irperf, Ires e Irap versati con il metodo previsionale, ossia in base all’imposta che si presume dovuta per il periodo successivo a quello in corso al 31 dicembre 2019, (in pratica l’anno d’imposta 2020) risultino almeno pari all’80% della somma effettivamente dovuta a titolo di acconto. In questo caso però la norma è destinata a tutti i contribuenti soggetti passivi Irpef, Irap e Ires.

In riferimento, poi, ai differimenti al 16 settembre, o mediante rateazione fino a un massimo di quattro rate mensili di pari importo disposti durante il lockdown, il nuovo decreto dispone che detti pagamenti potranno essere effettuati, senza sanzioni e senza interessi, per un importo pari al 50% delle somme oggetto di sospensione, in unica soluzione entro il 16 settembre 2020 o mediante rateazione, fino a un massimo di quattro rate mensili di pari importo, con il versamento della prima rata entro il 16 settembre 2020. Il restante 50% delle somme dovute può essere effettuato, senza sanzioni e senza interessi, mediante rateazione, fino a un massimo di 24 rate mensili di pari importo, con il versamento della prima rata, entro il 16 gennaio 2021. Un meccanismo che impone, quindi, una corretta individuazione degli importi dovuti e una conseguente corretta ripartizione lungo il doppio binario, in modo da evitare di incappare in future contestazioni da parte dell’agenzia delle Entrate con l’applicazione di sanzioni e interessi. I versamenti sospesi in base agli articoli 126 e 127 del Dl 34/2020 riguardano diversi contribuenti. Proviamo a vedere i principali nel dettaglio.

Imprese turistico – ricettive, agenzie di viaggio e turismo, tour operator, federazioni sportive nazionali, società sportive, professionistiche e dilettantistiche, soggetti che gestiscono stadi, impianti sportivi, palestre, ricevitorie del lotto, ristoranti, gelaterie, pasticcerie, bar e pub, aziende termali, Onlus e altri soggetti; per questi contribuenti, sono sospesi dal 2 marzo 2020 al 30 aprile 2020 i versamenti delle ritenute sui redditi di lavoro dipendente e assimilati, dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria; Sono sospesi anche i versamenti Iva in scadenza nel mese di marzo 2020.

Contribuenti esercenti impresa, arte o professione con ricavi o compensi non superiori a 2milioni di euro nel periodo d’imposta 2019; per questi contribuenti, sono sospesi i versamenti da autoliquidazione che scadono nel periodo compreso tra l’8 marzo e il 31 marzo 2020, relativi alle ritenute alla fonte sui redditi di lavoro dipendente e sui redditi assimilati, all’Iva, ai contributi previdenziali e assistenziali e ai premi per l’assicurazione obbligatoria.

Sospensione fino al 15 ottobre dei pagamenti all’agente della riscossione.

Differimento alla medesima data del termine per richiedere nuove dilazioni fruendo del raddoppio a 10 rate non pagate della soglia di tolleranza per non decadere dal piano di rientro.

Il decreto Agosto allunga le scadenze già prorogate dal decreto Rilancio in materia di versamenti ad Agenzia delle Entrate – Riscossione (Ader). In proposito, si ricorda che la disposizione originaria è contenuta nell’articolo 68 del Dl 18/2020, che aveva sospeso i pagamenti derivanti da cartelle, accertamenti esecutivi e avvisi di addebito aventi scadenza dall’8 marzo e fino al 31 maggio scorso. Gli importi maturati in tale periodo avrebbero dovuto essere corrisposti entro il mese successivo.

Vi è inoltre una possibilità ulteriore di evitare il versamento integrale delle somme sospese. L’articolo 154 del decreto Rilancio, come modificato dal decreto di agosto, ha infatti previsto che per le dilazioni pendenti all’8 marzo e per le domande di rateazione presentate entro il 15 ottobre la condizione di decadenza dal beneficio del termine viene elevata da cinque a dieci rate non pagate. Se dunque il debitore salta il pagamento delle rate sospese e a novembre non è in grado di corrispondere il dovuto egli potrà semplicemente riprendere il versamento delle rate del piano originario. Ciò perché il mancato versamento di otto rate (quelle scadute tra marzo e ottobre) non determina più il venir meno della rateazione.

A legislazione vigente, invece, non c’è rimedio per i soggetti che fossero già decaduti da precedenti dilazioni. In base all’articolo 19 del Dpr 602/1973, infatti, per poter rientrare nella rateazione o per richiedere una nuova dilazione occorrerebbe pagare tutte le rate scadute. Si dovrebbe quindi intervenire generalizzando la facoltà oggi concessa ai soli debitori decaduti dalla rottamazione ter nel corso del 2019. Per tali soggetti infatti è ammessa, in deroga alla disciplina originaria, la presentazione di una nuova domanda di rateazione, senza alcuna condizione di accesso. Si ricorda da ultimo che in base all’articolo 154 del decreto Rilancio (Dl 34/2020) tutte le quote della rottamazione-ter e del saldo e stralcio in scadenza nel 2020 potranno essere pagate entro il 10 dicembre.

La proroga della moratoria al 15 ottobre porta con sé l’estensione del blocco delle attività di recupero dell’agente della riscossione.

Fino al 31 agosto 2020 sono sospesi, su tutto il territorio nazionale, i termini di scadenza relativi agli obblighi di pagamento incorporati in cambiali, vaglia cambiari, assegni e in ogni altro atto avente efficacia esecutiva con riferimento a titoli emessi in qualsiasi data e, quindi, anche ai titoli emessi dal 9 aprile 2020 in avanti.

Viene altresì disposto che qualsiasi protesto, di cambiali o assegni, il quale comunque sia stato o venga levato fino al 31 agosto 2020 (qualunque sia la data di emissione del titolo), non deve essere pubblicato sul bollettino dei protesti e se pubblicato deve essere cancellato.

La normativa sulla sospensione dei protesti cambiari si riferisce solo ai «termini di scadenza relativi a vaglia cambiari, cambiali e altri titoli di credito e ad ogni altro atto avente efficacia esecutiva», e quindi:

a) qualsiasi termine inerente a cambiali e assegni che stia decorrendo alla data di entrata in vigore del decreto Agosto (a prescindere dalla data in cui il decorso del termine sia iniziato) riprenderà a decorrere il 1° settembre 2020 (sommandosi il periodo già trascorso ante sospensione a quello che correrà dopo il 31 agosto);

b) qualsiasi termine che non abbia mai iniziato il suo decorso, a causa dei vari periodi di sospensione finora susseguitisi dal 9 marzo 2020 in avanti, e che pertanto debba ancora iniziare il suo decorso alla data di entrata in vigore del decreto Agosto, inizierà a decorrere il 1° settembre 2020.

Quanto agli assegni (bancari e postali), occorre osservare che essi non portano alcun termine di scadenza, ma sono interessati solo (a carico del creditore) da un termine di presentazione per averne il pagamento. Pertanto: la sospensione dei termini di cui al Dl 23/2020 non concerne il debitore che ha emesso l’assegno, ma riguarda il creditore, al fine di esentarlo dall’obbligo di presentare al pagamento l’assegno nell’ordinario termine di legge, in quanto egli si potrà avvalere appunto del periodo di sospensione dei termini disposto dal decreto Agosto fino al 31 agosto 2020: pertanto il creditore può presentare senz’altro l’assegno che in qualunque tempo gli sia stato consegnato e pretenderne il conseguente pagamento;

sia agli assegni emessi prima del 9 aprile 2020 sia agli assegni emessi posteriormente, se presentati al pagamento nel periodo tra l’entrata in vigore del decreto Agosto e il 31 agosto 2020 si applica la sospensione dei termini per il loro protesto.

Dato che gli assegni non possono essere né emessi con post-datazione né essere emessi “a vuoto” (e, cioè, in mancanza della occorrente sottostante provvista), se l’assegno è presentato dal creditore al pagamento durante il periodo di sospensione dei termini, esso deve essere pagato nel giorno della sua presentazione. Se, però, l’assegno (in qualunque data sia stato emesso) viene presentato al pagamento dal creditore e risulti non pagato, scatta, a tutela del debitore, la sospensione dei termini per la levata del protesto dell’assegno.

La disciplina delle indennità anti Covid-19 varate a favore dei liberi professionisti iscritti alle Casse di previdenza trova il proprio perfezionamento nel decreto Agosto.

Potranno richiedere l’indennità di maggio i liberi iscritti alle Casse di previdenza che:

– nell’anno d’imposta 2018 abbiano conseguito un reddito complessivo non superiore a 35mila euro;

– ovvero nel medesimo anno d’imposta abbiano realizzato un reddito complessivo superiore a 35mila ma non a 50mila euro e, in aggiunta, abbiano cessato la propria attività (attraverso la chiusura della partita iva) nel periodo compreso tra il 23 febbraio e il 31 maggio 2020 o, alternativamente, abbiano subito una diminuzione superiore al 33% del reddito prodotto nel primo trimestre 2020 rispetto a quello conseguito nel medesimo periodo del 2019.

Quest’ultimo requisito non viene richiesto ai professionisti iscritti alle Casse dal 1° gennaio 2019 al 23 febbraio 2020, che potranno accedere all’indennità rispettando i limiti reddituali sopra indicati; mentre per chi si é iscritto in una data successiva non è previsto alcun beneficio.

Vengono inoltre confermati gli ulteriori requisiti contemplati dal decreto interministeriale di maggio. In sintesi, quindi, l’indennità non spetterà a coloro che alla data della domanda risultino:

– titolari di contratti di lavoro subordinato a tempo indeterminato (facendo salvi, quindi, i professionisti con rapporti di lavoro a tempo non indeterminato e di collaborazione);

– titolari di pensione.

La rivalutazione prevista dal decreto Agosto segue l’impostazione di quella degli immobili introdotta dal Dl 185/2008, consentendo la scelta tra adeguamento solo bilancistico e adeguamento anche fiscale. possibilità di operare la scelta dell’affrancamento fiscale anche solamente per taluni beni, dovendosi peraltro rispettare una uniformità di criterio per l’intera categoria omogenea. 

Nel caso non si attribuisca riconoscimento fiscale ai maggiori valori, il saldo attivo di rivalutazione costituisce riserva di utili la cui distribuzione è equiparata a un dividendo. Possibile mixare rivalutazione civile e fiscale con il vincolo della uniformità di scelta per l’intera categoria omogenea.

Si potrebbero dunque rivalutare con effetti fiscali beni che hanno un rapido recupero in termini di ammortamento (o quelli che si è intenzionati ad alienare dal 2024 in avanti con emersione di significative plusvalenze), lasciando in ambito solo contabile la rivalutazione di altri beni (terreni sottostanti o pertinenziali ai fabbricati).

Chi vorrà attribuire rilevanza fiscale ai maggiori importi potrà farlo, pagando una imposta sostitutiva del 3% indistintamente per beni ammortizzabili e non. L’imposta sostitutiva può essere versata fino a un massimo di tre rate annuali (con scadenza a giugno 2021, 2022 e 2023), anche compensandone l’importo con crediti fiscali nel modello F24.

Chi versa la sostitutiva potrà anche affrancare la riserva in sospensione di imposta che in tal caso si genera, pagando una ulteriore imposta del 10% (da versare sempre in tre rate).

Gli effetti fiscali della rivalutazione decorrono già dall’esercizio 2021. Per le plusvalenze da cessione i nuovi valori fiscali sono invece validi dal 1° gennaio 2024. La rivalutazione solo civilistica, infatti, non produce effetti sospensivi sulla riserva. Un ulteriore aspetto favorevole della nuova rivalutazione (che invoglierà molte imprese ad avvalersene) è la possibilità, pagando il modesto importo di sostitutiva del 3%, di dedurre immediatamente i maggiori ammortamenti, recuperando Ires e Irap per un totale del 27,9 per cento.

La deduzione fiscale scatta infatti dall’esercizio 2021 (modello Redditi 2022) che è il primo, secondo i principi contabili, dal quale si imputano in bilancio i maggiori ammortamenti. Non si creeranno, dunque, disallineamenti temporanei contabili fiscali (neppure nel 2020). Dal 2021, i valori assumeranno rilevanza anche per i calcoli dei ricavi minimi delle società non operative.

In arrivo con il decreto Agosto anche un nuovo tax credit per il mondo sportivo volto a incentivare gli investimenti in campagne pubblicitarie e sponsorizzazioni a favore di leghe, società sportive professionistiche e società e associazioni sportive dilettantistiche (Asd e Ssd) iscritte nel registro Coni e che operano in discipline ammesse ai giochi olimpici e presentano ricavi almeno pari a 200mila e fino ad un massimo di 15milioni di euro.

Il beneficio consiste in un credito d’imposta pari al 50% dell’investimento effettuato a partire dal 1° luglio fino alla fine del 2020 da parte di imprese, lavoratori autonomi ed enti non commerciali. Si accede al credito se l’investimento supera la misura minima di 10 mila euro ed il pagamento è effettuato con sistemi di pagamento tracciabili. La particolarità è che, a differenza di altri crediti d’imposta, non è previsto alcun limite per l’erogante, il quale potrà, dunque, beneficiare del bonus senza un importo minimo rapportato al proprio reddito complessivo dichiarato. Unico limite posto dalla norma è legato all’ipotesi di insufficienza delle risorse, pari a 90 milioni di euro, rispetto alle richieste presentate. Solo in tal caso il limite individuale sarà pari al 5% del totale delle risorse (4,5 milioni di euro). 

Sale da 150mila a 300mila euro il limite di investimento annuo che può essere fatto in un Piano di risparmio a lungo termine (Pir) alternativo. Lo stabilisce il Dl Agosto con il quale viene indirettamente modificato l’articolo 1, comma 101 ultimo periodo della legge 232 del 2016.

Ricordiamo che i piani di investimento a lungo termine sono “contenitori” di strumenti finanziari che, nel rispetto di una serie di condizioni, permettono alle persone fisiche che effettuino l’investimento al di fuori dell’esercizio d’impresa, di ottenere la non imponibilità dei redditi prodotti dagli strumenti finanziari inclusi nel Pir e l’esclusione da imposta di successione. Per i Pir alternativi come per quelli “ordinari” è richiesto che, per almeno i due terzi dell’anno solare di durata del piano, siano investiti per almeno il 70% del valore complessivo, direttamente o indirettamente, in strumenti finanziari, anche non negoziati in mercati regolamentati o in sistemi multilaterali di negoziazione, emessi o stipulati con imprese residenti in Italia (o in Stati Ue e See con stabile organizzazione in Italia). Inoltre è richiesto che questo 70% sia investito in titoli emessi emessi da imprese diverse da quelle inserite negli indici Ftse Mib e Ftse Mid Cap della Borsa italiana o in indici equivalenti di altri mercati regolamentati, nonché in prestiti erogati alle imprese stesse nonché in loro crediti.