E fattura i nuovi codici documento.

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22/09/2020
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Le nuove specifiche tecniche della fattura elettronica (versione 1.6.1), potranno essere utilizzate per la predisposizione dei file xml dal 1° ottobre 2020 e il loro utilizzo sarà obbligatorio dal 1° gennaio 2021.

Al fine di garantire la continuità dei servizi e il graduale adeguamento alle nuove specifiche, pertanto, la trasmissione al Sistema di interscambio (Sdi) e il recapito delle fatture elettroniche e delle note di variazione potranno avvenire fino al 31 dicembre 2020, anche secondo le specifiche tecniche nella versione 1.5.

La principale novità della versione 1.6.1 dell’xml è l’inserimento di nuovi codici «TipoDocumento», un maggior dettaglio dei codici «Natura» dell’operazione e nuovi codici «Tipo ritenuta» e «Modalità pagamento».

In particolare, i codici relativi al tipo di documento sono passati da sette a 18, con l’introduzione di specifici codici, ad esempio, per le fatture differite (TD24 per beni e servizi o TD25, per triangolazioni interne) e per le cessione di beni ammortizzabili e per passaggi interni (TD26).

Per le fatture (non autofatture) per autoconsumo o per cessioni gratuite senza rivalsa va usato il codice TD27, vanno riportati i dati del soggetto emittente, sia nel campo del cedente che in quello del cessionario. Questa fattura non va consegnata, né spedita, al destinatario, ma va inviata al Sistema d’interscambio. Inoltre, deve essere registrata solo nel registro Iva delle vendite e non in quello degli acquisti.

Rimarrà il TD20, invece, il codice per l’autofattura per regolarizzazione. Dovrà essere usato il codice TD16, per integrare le fatture passive in reverse charge interno, le quali possono (senza obbligo) essere inviate al Sdi (risposta delle Entrate al Sole 24 Ore del 12 novembre 2018 e faq 36). Non è stato previsto alcun codice per l’autofattura che deve emettere il soggetto passivo Iva che ha acquistato beni o servizi presso un produttore agricolo esonerato, pertanto, dovrà continuare ad emette una fattura normale con codice TD01, indicando se stesso sia come fornitore che come cliente.

Sono stati introdotti, poi, nuovi codici per creare file xml per integrare le fatture degli acquisti di beni Ue (TD18) e per l’integrazione o l’autofattura degli acquisti di servizi dall’estero (TD17), per i quali, ad oggi, permane il non obbligo di invio al Sdi. Dovrà essere chiarito se l’eventuale invio di questi file potrà consentire l’esonero dall’esterometro per queste operazioni.

Sono state specificate nuove codifiche per il «TipoRitenuta», per il contributo Inps, per Enasarco, per Enpam o altri contributi previdenziali. È stato eliminato l’obbligo di compilare il campo relativo all’importo dell’imposta di bollo, che per le fatture è sempre di 2 euro.

E’ stato introdotto, anche, il nuovo codice «ModalitàPagamento» per il PagoPA (MP23).

Relativamente ai codici natura Iva, infine, si è passati da sette a 24 e ciò agevolerà l’agenzia delle Entrate nella predisposizione della dichiarazione Iva precompilata.

I codici N2 (non soggette), N3 (non imponibili) e N6 (inversione contabile) non si potranno più utilizzare da gennaio 2021;

Introdotti i codici N2.1 (non soggette a iva ex articoli da 7 a 7-septies del DPR 633/72) ad es. per i servizi generici resi a soggetti passivi extra-ue, ed N2.2 (non soggette – altri casi), ad esempio per le cessioni gratuite di beni non propri, le cessioni di denaro;

Nuovi codici per operazioni non imponibili: N3.1 (esportazioni); N3.2 (cessioni intracomunitarie); N3.3 (cessioni verso San Marino); N3.4 (operazioni assimilate alle cessioni all’esportazione); N3.5 (a seguito dichiarazioni di intento) e N3.6 (altre operazioni che non concorrono alla formazione del plafond);

Nuovi anche i codici per operazioni attive in inversione contabile: N6.1 (cessione di rottami e altri materiali di recupero); N6.2 (cessione di oro); N6.3 (subappalto nel settore edile); N6.4 (cessione di fabbricati); N6.5 (cessione di telefoni cellulari); N6.7 (prestazioni comparto edile e settore connessi); N6.8 (operazioni settore energetico) e N6.9 (altri casi).

Come sempre, lo studio è a disposizione per i chiarimenti necessari e le attività di controllo della corretta “classificazione” dei codici iva in uso presso l’azienda cliente.