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La Rivalutazione dei beni di impresa: rivalutabili anche i marchi non iscritti a bilancio

La rivalutazione dei beni d’impresa, risultanti dal bilancio dell’esercizio in corso al 31.12.2019 ex art. 110 DL n. 104/2020, convertito in Legge n. 126/2020, consente di:

– rivalutare distintamente ciascun bene. La rivalutazione non deve pertanto riguardare tutti i beni appartenenti alla stessa categoria omogenea;

– effettuare la rivalutazione con effetti solo civilistici.

Trattasi di un’opportunità da valutare attentamente in quanto consente di migliorare la situazione patrimoniale aziendale. In tal caso l’impresa non deve sostenere alcun costo, non essendo richiesto il versamento dell’imposta sostitutiva.

Va comunque valutata l’estensione della rilevanza fiscale della nuova rivalutazione in quanto la misura dell’imposta sostitutiva dovuta risulta particolarmente ridotta (3%) e il maggior valore dei beni è riconosciuto ai fini fiscali a partire dall’esercizio successivo a quello con riferimento al quale la rivalutazione è effettuata (in generale, dal 2021). A fronte dei maggiori ammortamenti deducibili ai fini Ires ed Irap (pari almeno al 27,90%) si può determinare, infatti, una netta convenienza anche fiscale. Ai fini delle plus / minusvalenze l’effetto è differito al quarto esercizio successivo (in generale, dal 2024).

BENI RIVALUTABILI

La rivalutazione ha ad oggetto i beni d’impresa quali:

– immobilizzazioni materiali ammortizzabili e non, beni completamente ammortizzati e immobilizzazioni in corso;

– immobilizzazioni immateriali costituite da beni giuridicamente tutelati (diritti di brevetto e utilizzazione delle opere dell’ingegno, marchi, ecc.);

– partecipazioni in società controllate / collegate iscritte tra le immobilizzazioni.

È lecito rivalutare anche i beni completamente ammortizzati e beni mai iscritti nell’attivo immobilizzato. Tra i “beni” immateriali che rientrano nella rivalutazione vi sono certamente i marchi, i brevetti, come pure il know how. Per quanto concerne la rivalutazione di un marchio protetto non iscritto nell’attivo dello stato patrimoniale vi sono alcune pronunce fiscali che sembrerebbero far propendere per tale soluzione. 

Non sono rivalutabili gli Immobili alla cui produzione o al cui scambio è diretta l’attività d’impresa, ossia i c.d. immobili merce. 

La rivalutazione va eseguita nel bilancio dell’esercizio successivo a quello in corso al 31.12.2019, ossia per i soggetti con esercizio coincidente con l’anno solare nel bilancio chiuso al 31.12.2020.

Come accennato, al fine di attribuire rilevanza fiscale alla rivalutazione è richiesto il versamento di un’imposta sostitutiva, determinata applicando alla base imponibile (differenza tra il valore attribuito al bene a seguito della rivalutazione e il costo non ammortizzato dello stesso), l’aliquota del 3% a prescindere dalla tipologia di bene.

Qualora il soggetto interessato intenda affrancare (anche parzialmente) il saldo attivo di rivalutazione è dovuta l’imposta sostitutiva pari al 10%.

L’imposta sostitutiva va versata in un massimo di 3 rate (senza interessi) di pari importo.

1° rata Entro il termine di versamento a saldo delle imposte sui redditi relative al 2020

2° rata Entro il termine di versamento a saldo delle imposte sui redditi relative al 2021

3° rata Entro il termine di versamento a saldo delle imposte sui redditi relative al 2022

Gli importi dovuti possono essere compensati nel mod. F24 con eventuali crediti tributari / contributivi disponibili.

Lo Studio resta a disposizione per approfondire la convenienza ed assistervi nell’eventuale attività di rivalutazione.