Affidamenti bancari, proroga ma serve la richiesta dell’azienda.

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21/02/2021
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Tra le prime misure adottate a marzo dello scorso anno a livello nazionale per mitigare il rischio di liquidità conseguente agli interventi emergenziali per fronteggiare l’epidemia da Covid-19 vi sono state quelle previste dal Decreto Cura Italia (D.L. 18/2020), le quali hanno consentito alle Pmi, ai lavoratori autonomi e ai professionisti, con esposizioni debitorie “in bonis” verso il sistema bancario e che hanno subito in via temporanea carenze di liquidità, di poter beneficiare della sospensione del pagamento dei rimborsi rateali degli affidamenti in essere nonché della sospensione della revoca delle aperture di credito in conto corrente e dello smobilizzo crediti, come pure di poter usufruire della proroga della scadenza dei prestiti non rateali.

Il passaggio che proroga il divieto di revoche al 30 giungo 2021 è inserito in maniera sibillina nella legge di bilancio: “all’articolo 56, comma 2, lettere a), b)e c), comma 6, lettere a)e c), e comma 8, del decreto-legge 17 marzo 2020, n.18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n.27, le parole: «31 gennaio 2021», ovunque ricorrono, sono sostituite dalle seguenti: «30 giugno 2021». Ne consegue che non possono essere revocati in tutto o in parte, fino al 30 giugno 2021, le

aperture di credito a revoca e i prestiti accordati a fronte di anticipi su crediti esistenti alla data del 29 febbraio 2020 o, se superiori alla data del 17 marzo 2020.

Le modifiche non possono essere apportate né per gli importi accordati, né per la parte utilizzata né per quella non ancora utilizzata. Stessa opportunità vale per i prestiti non rateali con scadenza contrattuale prima del 30 giungo 2021.

Affidamenti bancari, dunque, in scadenza con proroga automatica, ma è necessaria la dichiarazione con la quale le imprese attestino di essere in carenza di liquidità. 

La norma, infatti, prevede che queste «possono avvalersene dietro comunicazione». Il passaggio rimane tra le righe, ma è fondamentale. La possibilità di proroga automatica è legata a una situazione ben precisa: l’impresa deve «aver subito in via temporanea carenze di liquidità quale conseguenza diretta della diffusione dell’epidemia da Covid 19».

A molti, infatti, è sfuggito che è l’impresa a doversi fare promotrice. Alcuni istituti sembrano convinti, addirittura, che le imprese debbano inviare la dichiarazione prima che scadano gli affidamenti. Ad oggi, tuttavia, non sembra esserci una specifica per identificare lo stadio oltre il quale un’impresa possa dichiarare di trovarsi in questa condizione. 

Lo stato di fatto viene attestato con una dichiarazione autocertificata in base all’articolo 47 del Dpr 445/2000 con la quale il legale rappresentate dell’impresa se ne assume la responsabilità.

Non sembra emergere da fonti ufficiali una specifica di cosa significhi trovarsi in «carenza di liquidità». Non ci sono indicazioni né sulla durata né sull’entità che possano essere ritenute congrue per rientrare in questa condizione. Le imprese sono quindi chiamate ad attestare di trovarsi in una determinata situazione finanziaria senza tuttavia sapere esattamente quali siano i parametri che la definiscono.