IL NUOVO DECRETO SOSTEGNI

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20/03/2021
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Contributo a fondo perduto per imprese e professionisti

L’art. 1 del DL “Sostegni”, approvato ieri dal Consiglio dei Ministri, prevede un nuovo contributo a fondo perduto per tutti i soggetti che abbiano subito un calo almeno del 30% dell’ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi dell’anno 2020 rispetto a quello 2019. Possono beneficiare dell’agevolazione, oltre che i soggetti titolari direddito agrario di cui all’art. 32 del TUIR, i soggetti che abbiano ricavi (art. 85, comma 1, lett. a) e b) del TUIR) o compensi (art. 54, comma 1 del TUIR) non superiori a 10 milioni di euro nel periodo d’imposta 2019.

Il contributo a fondo perduto spetta a condizione che l’ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi dell’anno 2020 sia inferiore almeno del 30% rispetto all’ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi dell’anno 2019 (tale requisito non è richiesto per i soggetti che hanno attivato la partita IVA dal 1° gennaio 2019).

L’ammontare del contributo è quindi determinato applicando una percentuale alla differenza tra l’ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi dell’anno 2020 e l’ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi del 2019 (si veda la tabella a seguire).

In ogni caso, l’importo del contributo non può essere superiore a 150.000 euro.

È comunque riconosciuto, per i soggetti beneficiari (inclusi quelli che hanno attivato la partita IVA dal 1° gennaio 2020), un contributo minimo pari a 1.000 euro per le persone fisiche e a 2.000 euro per i soggetti diversi dalle persone fisiche.

Il contributo a fondo perduto, in alternativa all’erogazione diretta, a scelta irrevocabile del contribuente può essere riconosciuto, nella sua totalità, sotto forma di credito d’imposta, da utilizzare esclusivamente in compensazione ai sensi dell’art. 17 del DLgs. 241/97, presentando il modello F24 tramite i servizi telematici resi disponibili dall’Agenzia delle Entrate (non si applicano i limiti alle compensazioni).Al fine di ottenere il contributo a fondo perduto, i soggetti interessati presentano, esclusivamente in via telematica, una istanza all’Agenzia delle Entrate con l’indicazione dellasussistenza dei requisiti richiesti. L’istanza deve essere presentata (anche da un intermediario abilitato), a pena di decadenza, entro 60 giorni dalla data di avvio della procedura telematica per la presentazione della stessa.

Con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate saranno definiti le modalità di effettuazione dell’istanza, il suo contenuto informativo, i termini di presentazione della stessa e ogni altro elemento necessario all’attuazione delle disposizioni. 

% da applicare sulla differenza di ammontare mediomensile fatturato-corrispettivi 2020 e 2019Ricavi/compensi 2019
60,00%Non superiori a 100.000 euro
50%Tra 100.000 e 400.000 euro
40%Tra 400.000 euro e 1 milione di euro
30,00%Tra 1 milione e 5 milioni di euro
20%Tra 5 e 10 milioni di euro

Altre politiche per le imprese e i lavoratori autonomi 

Con l’articolo 1, commi 20-22, della legge 178/2020, si è dato vita a un fondo per alleggerire l’onere contributivo, dovuto nel 2021, da parte dei lavoratori autonomi iscritti alle relative gestioni previdenziali Inps, nonché ai professionisti iscritti alla gestione separata Inps e alle Casse di previdenza privatizzate. La platea dei beneficiari, però, è ridotta a chi, oltre all’inquadramento previdenziale richiesto, ha avuto nel 2019 un reddito complessivo non superiore a 50mila euro, che nel 2020 si è ridotto di almeno il 33 per cento. La legge di Bilancio ha stanziato 1 miliardo di euro a tale scopo, con cui esonerare parzialmente dal versamento dei contributi anche medici, infermieri e altri professionisti operatori sanitari in pensione ritornati operativi per far fronte all’emergenza Covid-19. 

Il DL Sostegni ha stanziato nuovi fondi aggiuntivi, ma agevolazione al momento non è operativa, in quanto i criteri e le modalità per la concessione della stessa devono essere definiti tramite uno o più decreti del ministero del Lavoro.

Protezione dei lavoratori 

Trattamenti di integrazione salariale

Per i datori di lavoro privati che sospendono o riducono l’attività lavorativa per eventi riconducibili all’emergenza epidemiologica da COVID-19, sono riconosciute, nei confronti dei lavoratori in forza presso le aziende alla data di entrata in vigore del decreto Sostegni:

13 settimane di trattamenti salariali per le aziende aderenti alla Cassa integrazione guadagni Ordinaria (Cigo);

28 settimane di trattamenti salariali per le aziende aderenti alla Cigd ed ai Fis Fsba;

120 giornate di trattamenti salariali per le aziende aderenti alla Cisoa.

Divieto di licenziamento

Fino al 30 giugno 2021, resta precluso l’avvio delle procedure di cui agli artt. 4, 5 e 24 della legge 23 luglio 1991, n. 223 e restano altresì sospese le procedure pendenti avviate successivamente al 23 febbraio 2020. Fino alla medesima data, resta altresì preclusa al datore di lavoro, indipendentemente dal numero di dipendenti, la facoltà di recedere dal contratto per giustificato motivo oggettivo.

Dal 1° luglio 2021 e fino al 31 ottobre 2021, il divieto di licenziamento, così come sopra specificato, è esteso nei confronti dei datori di lavoro che accedono ai trattamenti di assegno ordinario e di cassa integrazione salariale in deroga, di cui agli articoli 19, 21, 22 e 22-quater del decreto legge n. 18/2020 e ss.mm.ii.

Misure fiscali

La vera novità del decreto Sostegni è rappresentata dallo stralcio automatico delle cartelle esattoriali, affidati agli agenti della riscossione nel periodo dal 2000 al 2010 il cui carico residuo non sia superiore a 5.000 €, ma per i soli contribuenti con reddito Irpef inferiore a 30.000 €. 

Insieme allo stralcio straordinario dei ruoli l’esecutivo Draghi introduce per gli operatori economici che abbiano subito una riduzione del volume di affari nell’anno 2020 superiore al 30% rispetto all’anno precedente la possibilità di definire le somme dovute a seguito dei controlli automatizzati delle dichiarazioni (cd Avvisi bonari) di cui agli articoli 36-bis del DPR n. 600 del 1973 e 54-bis del DPR n. 633 del 1972, emesse con riferimento al periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2017, elaborate entro il 31 dicembre 2020 e non inviate per effetto delle disposizioni di cui all’articolo 157 del DL n. 34 del 2020, nonché per quelle dovute con riferimento alle dichiarazioni relative al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2018. 

L’adesione comporta la possibilità di evitare il versamento di sanzioni e somme aggiuntive.

Le proposte di definizione, automaticamente elaborate dall’Agenzia delle Entrate sulla base delle dichiarazioni Iva, verranno inviate mediante posta elettronica certificata o raccomandata con avviso di ricevimento. La definizione si perfezionerà con il pagamento delle sole imposte, dei relativi interessi, e dei contributi previdenziali ove previsti, secondo i termini e le modalità di pagamento di cui al DLgs. n. 462 del 1997 per la riscossione delle somme dovute a seguito di controllo automatizzato. 

Il decreto porta in dote l’attesa proroga del periodo di sospensione delle attività della riscossione. Sono sospesi i termini dei versamenti in scadenza nel periodo dall’8 marzo 2020 al 30 aprile 2021 derivanti da cartelle di pagamento emesse dagli agenti della riscossione e dagli avvisi ed accertamenti esecutivi previsti dagli articoli 29 e 30 del DL n. 78 del 2010. Previsto, inoltre, un differimento dei termini di pagamento per le rate non corrisposte nell’anno 2020 e quelle in scadenza il 28 febbraio, il 31 marzo, il 31 maggio ed il 31 luglio 2021 relative alle definizioni agevolate della rottamazione-ter e del saldo e stralcio di cui agli articoli 3 e 5 del DL n. 119 del 2018, 16-bis del DL n.34 del 2019 e 1 commi 190 e 193 della Legge n. 145 del 2018. Il versamento sarà considerato tempestivo se effettuato entro il 31 luglio 2021 per le rate in scadenza nel 2020 ed il 30 novembre 2021 per le rate in scadenza nel 2021.

Occupazione suolo pubblico senza tasse fino a giugno

Per ristoratori ed esercizi commerciali in genere arriva il prolungamento al 30 giugno delle esenzioni dalle tasse per l’occupazione del suolo pubblico (ora «canone unico») per ripartire con più spazio e senza costi aggiuntivi quando l’emergenza lo permetterà.